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Villa d’Este

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Villa d’Este

ENGLISH

Post in English

The Villa d’Este, originally Villa del Garovo, is a Renaissance patrician residence in Cernobbio. Both the villa and the 25-acre (100,000 m2) park, which surrounds it, have undergone significant changes since their sixteenth-century origins as a summer residence for the Cardinal of Como. Gerardo Landriani, Bishop of Como (1437–1445), founded a female convent here at the mouth of the Garovo torrent in 1442.

A century later Cardinal Tolomeo Gallio demolished the nunnery and commissioned Pellegrino Tibaldi to design a residence for his own use. The Villa del Garovo, together with its luxuriant gardens, was constructed during the years 1565–1570 and during the cardinal’s lifetime it became a resort of politicians, intellectuals and ecclesiastics. On Gallio’s death the villa passed to his family who, over the years, allowed it to sink into a state of some decay. From 1749 to 1769 it was a Jesuit centre for spiritual exercises. Hereafter it was acquired first by Count Mario Odescalchi and then in 1778, by Count Marliani.

In 1784 it passed to the Milanese Calderari family who undertook a major restoration project and created a new park all’Italiana with an impressive nymphaeum and a temple displaying a seventeenth-century statue of Hercules hurling Lichas into the sea. After the death of Marquis Calderari his wife Vittoria Peluso, a former ballerina at La Scala and known as La Pelusina, married a Napoleonic general, Count Domenico Pino and a mock fortress was erected in the park in his honor.

In 1815 it became the residence of Caroline of Brunswick, estranged wife of future King George IV. “Its garden seems almost suspended in the air”, she wrote in her diary, “and forms a scene of complete enchantment.” She gave it the name Nuova Villa d’Este and had the park landscaped in the English style.

It was converted into a deluxe hotel for the nobility and the high bourgeoisie in 1873, and kept the name Villa d’Este. A gala dinner held at the Villa d’Este in 1948 was the scene for the celebrated murder of the wealthy silk manufacturer Carlo Sacchi, shot dead by his lover Countess Pia Bellentani. Since 1873 the complex has been a luxury hotel.

ITALIANO

Post in Italian

Villa d’Este ha una storia lunga ed interessante nella quale vi sono pagine così originali da giustificare il fatto che intorno ad essa si siano favoleggiati romanzi e leggende.

La sua storia inizia più di 500 anni fa quando Cernobbio, situata a soli 5 chilometri a nord-ovest di Como sull’omonimo lago – il quale ai tempi dei Romani era di proprietà dei Plinio, il Vecchio e poi il Giovane – era un piccolo villaggio abitato solo da taglialegna e pescatori.

INIZIO DELLA STORIA: LA FAMIGLIA GALLIO
La famiglia di Ottavio Gallio era una delle più facoltose del Lario nel XVI secolo e i tre figli maschi divennero tutti uomini di successo. I primi due, Girolamo e Marco, eccelsero nel governo della città mentre il minore, Tolomeo, studiò a Roma e ritornò a Como all’età di 38 anni come Cardinale della città sotto il papato di Pio IV. Il nobile Prelato commissionò al celebre architetto Pellegrino Pellegrini, meglio conosciuto come il “Tibaldi”, la costruzione della Villa che doveva essere la sua residenza estiva al rientro nella sua cittadina natale. La Villa, chiamata “Garovo” dal nome del torrente che ne attraversa ancor oggi il parco per sfociare poi nel lago, fu costruita nel 1568 e fu considerata uno dei migliori esempi di architettura dell’epoca. Contemporaneamente, il Cardinale si fece costruire due altre ville sul lago, una a Balbianello e l’altra a Gravedona ma Villa Garovo rimase sempre la sua preferita.

Oltre ad essere Segretario di Stato del Vaticano, il Cardinale Tolomeo Gallio era anche un noto patrono delle Arti e delle Lettere e perciò la sua dimora sul lago divenne ben presto punto d’incontro per l’élite dell’epoca, regalmente intrattenuta ogni volta che l’Alto Prelato vi risiedeva.

Dopo la morte del Cardinale, la Villa Garovo passò in eredità al nipote Tolomeo, che nel frattempo aveva acquisito il titolo nobiliare di Duca di Alvito. Egli continuò ad abbellire la casa ed i giardini in perfetto stile rinascimentale. La fama acquisita dalla Villa arrivò tanto lontano che nel 1615 anche il Sultano del Marocco, accompagnato da un seguito di cavalieri con turbanti e scimitarre ricche di pietre preziose, giunse a Cernobbio con il solo scopo di visitare la Villa e constatare di persona gli splendori di cui aveva sentito parlare. Anche se per oltre due secoli la Casa Gallio regnò sulle rive di Cernobbio, all’inizio del ‘700 fu deciso dagli eredi del primo Duca d’Alvito di concedere la Villa in affitto per quarant’anni ai Gesuiti di Como, che ne fecero luogo di esercizio spirituale per i chierici. Durante l’ultima parte del XVIII secolo, l’ultimo erede della famiglia Gallio si trasferì a Napoli e la famiglia perse interesse nella proprietà al punto che sia la Villa che il parco vennero più o meno abbandonati.

Nel 1782 Carlo Tolomeo Gallio Trivulzio, Duca di Alvito, vendette la proprietà al Conte Ruggero Marliani, Colonnello dell’Impero di Lombardia, ma solo due anni più tardi la Villa ebbe un nuovo proprietario nella persona del Marchese Bartolomeo Calderara, un dissoluto aristocratico che dissipò una fortuna in donne, feste e gioco. Al Marchese, e soprattutto alla moglie Vittoria Peluso, è attribuito il merito di aver restaurato la Villa ed abbellito il giardino, facendovi costruire il grande viale di cipressi che co-osteggiava e costeggia tuttora una cascata di fontane, oggi chiamato il Viale dell’Ercole. La Marchesa, una ballerina della Scala soprannominata “La Pelusina” dedicò il suo tempo ed il denaro del marito al restauro della Villa che riportò con molto gusto agli antichi splendori. Gli interni vennero rifatti in grande stile e, una volta ancora, la Villa divenne un brillante centro di feste lussuose; gli inviti della “Pelusina” divennero ambitissimi anche da parte dell’aristocrazia milanese, che l’aveva precedentemente snobbata e considerata un’arrampicatrice sociale.

UNA STANZA PER NAPOLEONE
Una volta deceduto il vecchio Marchese, Donna Vittoria, ancora giovane ed attraente, non perse tempo e si risposò: la sua scelta cadde su un giovane ed aitante Generale napoleonico, il conte Domenico Pino. Poiché temeva che egli potesse annoiarsi e soffrire di nostalgia della guerra, fece costruire una serie di fortezze e torri simulate che sono ancora visibili nel parco. Il Conte fu così felice dell’idea che reclutò un gruppo di cadetti per organizzare false battaglie alle quali seguivano pasti luculliani, durante i quali lo champagne scorreva abbondantemente e venivano organizzati giochi pirotecnici. Napoleone, che aveva già dimostrato la sua stima per il giovane e valoroso Pino nominandolo Conte, aveva promesso di venire a visitarlo nella Villa sul Lago di Como. La Contessa Pino provvide immediatamente a riservare all’Imperatore un appartamento al piano terreno e ne fece rivestire le pareti in seta gialla e broccati recanti impressi la lettera “N”. L’Imperatore non arrivò mai ma una delle sale a lui dedicata è tuttora tappezzata come allora.

CAROLINA DI BRUNSWICK-WOLFENBÜTTEL, PRINCIPESSA DI GALLES
Fu nell’anno 1815 che Carolina di Brunswick-Wolfenbüttel, Principessa di Galles e promessa Regina d’Inghilterra fece la sua entrata regale nella storia della Villa, che lei ribattezzò “Nuova Villa d’Este”. Questo fu, senza alcun dubbio, uno dei capitoli più interessanti della Villa. Molti libri sono stati scritti e molte calunnie sono state tramandate sulla tragica figura di questa “mancata” Regina d’Inghilterra; tuttavia ci piace ricordare che lei trascorse il periodo più felice della sua vita tormentata proprio qui sul Lago di Como. È noto che Carolina di Brunswick visse praticamente in esilio perché in disaccordo con il marito, il futuro Re Giorgio IV d’Inghilterra, che la ripudiò quasi subito dopo il matrimonio unicamente arrangiato per rimpinguare le esauste casse di questo Principe dissoluto.

La Principessa viaggiò attraverso l’Europa senza avere una fissa dimora e giunta in Italia nel 1814 fu talmente affascinata dal Lago di Como che decise di stabilirvi la sua residenza. Nel 1815 la sua scelta cadde sulla Villa del Garovo. La Contessa Pino accondiscese a cederle la Villa solo perché era un desiderio regale ed insistette che ciò venisse menzionato nell’atto di vendita.

I Pino quindi si trasferirono nella Villa Cima, che è la prima Villa che si incontra entrando nel parco.

A questo punto, la Principessa Carolina cambiò il nome della Villa in “Nuova Villa d’Este”. La connessione con la famiglia Este era molto remota ma, dopo molte ricerche, si trovò che la Casa di Brunswick, a cui Carolina apparteneva, e la Casa di Hannover, da cui discendeva suo marito, originavano entrambe da un certo Guelfo d’Este che lasciò la Germania per l’Italia nel 1504. Il nome rimase anche se fu presto omesso l’aggettivo “Nuova”, che era stato utilizzato per evitare confusione con la Villa d’Este di Tivoli vicino a Roma. Per cinque anni Carolina di Brunswick si dedicò ad abbellire ed addobbare la sua amata dimora.

Voci dicono che condusse una vita molto dissoluta ma erano certamente delle esagerazioni al fine di screditarla agli occhi altrui, anche in virtù dell’assidua presenza di Bartolomeo Pergami, giovane ed avvenente Ciambellano, che agiva da scorta ufficiale alla Principessa e che le fu presentato dal Conte Pino. Carolina di Brunswick era invece assai popolare fra la gente di Cernobbio verso la quale era estremamente generosa. Tra le tante innovazioni apportate, fece completare la strada che univa Como a Cernobbio, conosciuta come “la strada del Grumello”. Inoltre, fece costruire una biblioteca, che sfortunatamente è andata perduta, ed un Teatro dove venivano rappresentate commedie e tragedie.

UN RUOLO IMPORTANTE NELLA STORIA D’ITALIA
La Principessa di Galles ospitò anche una schiera di architetti e pittori per ri-decorare le stanze e fece collocare la statua di Venere incoronata da Eros (attribuita al Canova) nei suoi appartamenti privati: questa ancora oggi può essere ammirata nella Sala Flora della Villa Principale. Tuttavia, questo stravagante tenore di vita mise la Principessa in tale debito col suo banchiere, Principe Torlonia di Roma, che nel 1820 lasciò la Villa nelle sue mani con l’accordo che l’avrebbe potuta riavere saldando il debito. Carolina di Brunswick morì nel 1821 di crepacuore dopo la scandalosa azione di divorzio intentatale dal Re, suo marito.

Villa rimase senza sorveglianza e quasi abbandonata.

Vittorina, figlia dell’amante di Carolina, l’attraente Bartolomeo Pergami, avrebbe dovuto ereditare l’intera proprietà in accordo con il testamento della Principessa. I suoi legali non riuscirono mai nell’intento: il Principe Torlonia ne divenne il proprietario poiché era in possesso dell’atto di vendita. Nessuno rivendicò la Villa e questa fu completamente abbandonata. Nel 1829 gli eredi del Banchiere vendettero la proprietà al principe Don Domenico Orsini che a sua volta la rivendette al Barone Gaetano Ippolito Ciani nel 1833.

Quest’ultimo, che servì Napoleone come aiutante di campo e fu da questi ricompensato con il titolo di Barone, dette il nome di Malakoff ad una delle altre ville situate nel parco in celebrazione di una vittoria decisiva che vide la partecipazione del Piemonte a fianco delle altre potenze nella guerra di Crimea del 1853. Nel 1856 costruì un nuovo importante fabbricato voluto per ospitare un’attività alberghiera sotto l’insegna “Hotel de la Reine d’Angleterre”. A strapiombo sul lago, questo bel fabbricato, le cui facciate sono affrescate in “trompe-l’oeil”, è ancor oggi uno delle due case che formano l’Albergo.

Villa d’Este subì un’altra trasformazione con il ritorno di feste frivole e banchetti, che erano una copertura alle attività patriottiche dei fautori delle “Cinque Giornate di Milano”, durante il Risorgimento, conclusosi prima con l’Indipendenza e poi con la riunificazione di tutta l’Italia nel 1870. Secondo storici del tempo, Villa d’Este divenne un centro di attività e cospirazioni anti-austriache. L’ultimo Vice Re austriaco, risiedeva d’estate nella Villa Pizzo confinante con la Villa d’Este.

Ippolito Ciani si trovava, dunque, a dover invitare spesso il Vice Re e le Autorità civili e militari austriache che costituivano la sua corte; questi incontri e intrattenimenti avevano luogo a Villa d’Este ove, sotto gli occhi ignari degli ospiti, si tenevano al contempo riunioni segrete e si tramava contro lo straniero occupante. Le signore nascondevano libelli patriottici sotto le crinoline, si cantava spesso il coro del Nabucco ed i fuochi d’artificio sul lago erano colorati di verde, bianco e rosso.

Ci volle un bel po’ di tempo alla polizia austriaca per scoprire perché Giuseppe Verdi fosse diventato così popolare e perché la gente gridasse sempre più spesso “Viva Verdi”: le lettere della parola VERDI corrispondevano infatti alle iniziali di “Vittorio Emanuele Re d’Italia”.

LA ZARINA SULLE RIVE DEL LAGO
Nel 1868 un’altra pagina illustre fu scritta nella storia di Villa d’Este quando l’Imperatrice Maria Feodorowna, moglie dello Zar, la affittò per un periodo di due mesi dal Barone Ciani e vi rimase per due anni, con numeroso seguito conducendo una vita brillante fondata su ricevimenti e spettacoli teatrali. Era amata da tutti perché gentile e dedicava molto del suo tempo ad opere di carità. Il suo improvviso ritorno in Russia fu causa di grande tristezza tra gli abitanti del paese.

Dopo il ritorno dell’Imperatrice alla Corte Imperiale, il Barone Ciani e poi i suoi eredi vollero dare una nuova destinazione ad una proprietà il cui mantenimento assai oneroso non era più giustificato dalla nuova situazione politica. L’attività dell’Hotel de la Reine d’Angleterre si era sviluppata abbastanza soddisfacentemente. Assieme ad un gruppo di finanziatori, tra i quali il banchiere milanese Giulio Belinzaghi, gli eredi Ciani decisero, di conseguenza, di trasformare in Albergo anche la Villa Principale.

I lavori furono considerevoli, al fine di adattare un sontuoso Palazzo storico alle esigenze di un Albergo di lusso, con dei saloni di ricevimento capienti e delle camere in numero sufficiente oltre che riccamente decorate.

L’ALBERGO:
OLTRE CENTOTRENTA ANNI DI TRADIZIONE
Era il 1873. Rapidamente Villa d’Este divenne famosa, in particolare presso l’aristocrazia e la grande borghesia del Nord Italia, come uno dei migliori Alberghi ove trascorrere, più piacevolmente che nella pianura, i caldi mesi estivi. Negli ultimi anni del diciannovesimo secolo venne costruita l’odierna terrazza a lago, poiché la facciata principale della Villa sorgeva direttamente dall’acqua. Nel 1913 Villa d’Este ed il suo parco vennero classificati Monumento Nazionale dalla Sovrintendenza ai Monumenti.

Nel 1926 vennero inaugurati il Circolo Golf Villa d’Este di 18 buche e relativo Club house. A soli 12 chilometri dall’albergo, è considerato uno dei più belli e competitivi del nostro Paese e negli anni ’80 ha ospitato un “Open d’Italia”. Situato in un paesaggio molto attraente, il percorso si snoda attraverso colline e valli fra boschi lussureggianti lungo il pittoresco lago di Montorfano, con delle difficoltà che ricordano quelle dei campi scozzesi.

Negli ultimi 40 anni, sotto la spinta decisa ed animatrice della famiglia Droulers ed in particolare di Jean-Marc Droulers, Villa d’Este ha conosciuto degli ulteriori profondi rinnovamenti così da poter fornire alla clientela un’eccezionale gamma di servizi, considerati all’avanguardia. Questi ammodernamenti sono stati eseguiti rispettando lo stile degli ambienti esaltandone l’ eleganza con arredi antichi ed addobbi molto lussuosi.

Negli ultimi anni, due delle diverse Ville presenti nel parco sono state trasformate per accogliere famiglie o piccoli gruppi di amici che desiderano l’intimità di una casa privata ed i servizi di un Albergo: la Villa Cima prospiciente il Lago e la Villa Malakoff immersa nel parco.

I tre ristoranti dell’Albergo sono oggi fra i meglio frequentati e sono regolare meta dei milanesi che amano trascorrere una serata all’aperto in riva al Lago. La qualità dei menu è così apprezzata anche dalla clientela straniera che, durante la chiusura invernale, gli Chefs si trasformano in ambasciatori della nostra cucina attraverso numerosissime presentazioni all’estero delle ricette dell’Albergo.

Le sale riunioni sono 9, con una capienza che varia dai 10 ai 250 posti e permettono di ospitare anche congressi di altissimo livello come quelli del Forum Ambrosetti. Notevoli sono gli impianti sportivi: i campi da tennis sono 8 di cui 6 in terra battuta e 2 in erba sintetica, con a fianco una confortevole club house dotata di spogliatoi. Per chi ama gli sport acquatici non vi è che l’imbarazzo della scelta: nuoto, vela, sci d’acqua, wind-surf, canottaggio. Intorno alle tre piscine riscaldate una interna, una galleggiate sull’acqua ed una per i bambini è stato creato un complesso di attività che includono le saune e bagni turco, la palestra ed un campo di squash. Un “percorso vita” impegnativo si snoda attraverso il parco, permettendo di apprezzarne tutte le bellezze. Per tutti gli sports vi sono degli istruttori specializzati. Il Centro Benessere dell’Albergo offre, in un ambiente raffinato, un’ampia gamma di trattamenti svolti da personale qualificato.

Il parco che circonda Villa d’Este, considerato uno dei migliori esempi del barocco italiano e disseminato di molti monumenti antichi, offre magnifici punti di vista a chi ama la contemplazione della natura. In uno dei suoi angoli è stato creato il “Giardino dello Chef ” per la coltivazione di tutte le erbe aromatiche usate nelle ricette dell’Albergo. Inoltre, un magnifico e particolarmente longevo Platano, suscita l’ammirazione di chi passeggia tra le due Ville Principali.

Le serate sono animate da un piano bar e da una discoteca, i quali – d’estate – vengono spostati sulla terrazza esterna per meglio approfittare della gradevolezza delle serate estive.

L’Albergo, aperto da Marzo a fine Novembre, è oggi più che mai considerato dalla clientela elitaria, italiana come straniera, uno dei migliori esempi delle tradizioni di ospitalità del nostro Paese, non solo per la raffinatezza dei suoi ambienti, ma anche per l’attenzione con il quale il personale accoglie indistintamente gli ospiti, siano questi abituali o in visita per la prima volta.

Lake

Lake Como

Address

Via Regina, 40, 22012 Cernobbio

Nearest city

Cernobbio

Date

April 05, 2016

Category
Lake Como, Parks & Villas, Walks
3 Comments
  • BestJonathon
    Posted at 07:12h, 08 May Reply

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